Sulla polemica tra Adriano Sofri e Marco Travaglio

da | 9 Apr 2020 | notizie, opinioni

Sul Fatto Quotidiano di oggi, il direttore Marco Travaglio scrive cose buone e giuste sulla responsabilità di Confindustria e dei giornali posseduti dalle famiglie dei padroni. Molto ben detto.

Ma alla fine dell’articolo, in una polemica annosa e stucchevole con Adriano Sofri, resa ancora più triste dalle circostanze, Travaglio torna sul suo chiodo fisso, le manette, e scrive:

“Mi rendo conto che rispondere con i dati (1 morto e 58 contagiati fra i detenuti contro 17.669 morti e 139.422 contagiati fuori) a questo malvissuto accecato dal pregiudizio serva a poco.”

Per avere ragione a tutti i costi, Travaglio volutamente ignora la reale situazione carceraria italiana, denunciata anche dai sindacati della polizia penitenziaria e prende per buoni i dati farlocchi del ministro della giustizia, il Signor Nessuno Bonafede, di quel M5S di cui negli ultimi anni Travaglio sembra essere diventato la madrina.

Quando lasciamo l’Ego avere la meglio, l’intelletto divorzia dall’intelligenza e anche un tema così delicato e serio diventa per il direttore del Fatto Quotidiano solo un altro pretesto per mettersi in mostra e fare la figura del primo della classe. Triste quell’uomo che non si accorge di avere un cuore

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