Sinofobia: la fabbricazione dell’ultimo nemico

da | 25 Mag 2020 | in evidenza, notizie, opinioni | 0 commenti

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La Cina ha finalmente spodestato i “terroristi islamici” nell’immaginario collettivo, come il Nemico Pubblico Numero Uno delle nostre società occidentali, quelle che gli intellettuali a cottimo e i pennivendoli, senza ironia, continuano a chiamare il “Mondo Libero”. 

Anche prima della pandemia da coronavirus, la Cina era diventata la bestia nera di Trump e dei suoi tanti cloni, da Bolsonaro in Brasile a Salvini in Italia. Il razzismo atavico e l’ignoranza dell’Uomo Bianco non riescono proprio a tollerare che i cinesi siano diventati la seconda economia mondiale e la sua influenza si stia espandendo in tutti i continenti. 

L’impero americano è stato costruito anche grazie ad una lista infinita di guerre, colpi di Stato, ricatti economico-finanziari e – per prendere in prestito un’espressione resa famosa dal film, Il Padrino – offerte che non possono essere rifiutate. Ma la cosiddetta “opinione pubblica” occidentale non sa nulla di questa Storia. La propaganda dei mezzi d’informazione e l’egemonia culturale si prendono cura di lasciare il popolo ignorante e indottrinato. “Noi” stiamo sempre dalla parte giusta della Storia e così gli interessi e i privilegi delle élite economico-finanziarie che manovrano il teatrino politico-mediatico possono dormire sonni tranquilli.

I nemici, quelli che stanno dalla parte sbagliata della Storia, fanno parte di una lunghissima lista che continua ad espandersi e mentre le cronache e i libri di Storia si riempiono di perfidi dittatori sanguinari che sono stati sconfitti dalla “parte giusta della Storia”, la Terra gronda del sangue di esseri umani innocenti falciati dalla follia collettiva. 

Ora quella follia collettiva si sta indirizzando contro il nuovo Nemico Pubblico Numero Uno, la Cina.

Il Washington Post, di proprietà dell’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, padrone dell’impero Amazon, riporta le parole del ministro degli esteri cinese, Wang Yi:

“È tempo che gli Stati Uniti abbandonino il loro pio desiderio di cambiare la Cina e fermare 1,4 miliardi di persone nella loro storica marcia verso la modernizzazione”.

Wang ha aggiunto che i politici americani stanno “spingendo i nostri due paesi sull’orlo di una nuova guerra fredda.”

L’articolo del Washington Post, naturalmente, non riporta soltanto la notizia, ma dà alla stessa lo spinning che conviene al Nemico Pubblico Numero Uno:

“Wang ha usato una conferenza stampa durante l’annuale teatro politico noto come Congresso Nazionale del Popolo per inviare un messaggio diretto a Washington.”

I giornalisti del Post non avrebbero mai usato quell’espressione, “teatro politico”, per descrivere le elezioni presidenziali americane, per esempio o il sistema politico americano, nel suo complesso. Se quel giornalista non pensasse quello che pensa, non fosse indottrinato dall’egemonia culturale del suo paese, non potrebbe stare dove sta a fare il lavoro che fa. Così funziona la propaganda, anche nella “terra della libertà”. 

Come in ogni guerra, calda o fredda, il fronte più importante è quello per la conquista dei cuori e delle menti dell’opinione pubblica. Basta leggere la “stampa libera” e guardare i notiziari della sera per accorgersi come quella guerra fredda ci sia in realtà già servita come piatto forte nel menù della propaganda che chiamiamo informazione. 

Sui mezzi d’informazione “mainstream”, le critiche, soprattutto se aneddotiche ed estemporanee, sono permesse, anzi incoraggiate, se servono a distrarre l’opinione pubblica da quello che davvero accade dietro le quinte del teatrino politico-mediatico. Ma quand’è l’ultima volta che avete letto sui giornali o ascoltato alla radio o in TV qualcuno parlare di “guerra di classe”? Quand’è l’ultima volta che quei mezzi d’informazione vi hanno dato l’opportunità di leggere o ascoltare le opinioni di qualche intellettuale dissidente occidentale? Quand’è l’ultima volta che siete stati informati dei prigionieri politici nelle carceri occidentali o di chi è stato costretto a chiedere asilo politico per aver svelato i segreti dei governi delle nostre società che, sempre senza ironia, vengono ancora chiamate “società aperte”?

O quand’è l’ultima volta che avete letto sui giornali “mainstream” o guardato in TV qualcuno raccontarvi la verità sulle invasioni illegali e le guerre di aggressione senza fine in Afghanistan, in Iraq, in Libia o sull’occupazione israeliana delle terre palestinesi?

Trovare degli spazi, anche su Internet, dove è possibile partecipare ad una libera, seria ed informata discussione su questi temi è sempre più difficile, se non impossibile. 

Ieri, Domenica 24 Maggio 2020, ho preso parte ad una discussione nei commenti ad un articolo sul Fatto Quotidiano, uno dei pochi organi d’informazione “mainstream” dove ancora è possibile sembrava possibile partecipare a quel che rimane del discorso pubblico.

L’articolo, intitolato Tensioni Usa-Cina, il ministro degli esteri di Pechino: “A un passo da nuova Guerra Fredda. Covid? Ok a indagine se libera da interferenze” si è immediatamente riempito di commenti anti cinesi, ma questo è anche normale in questo clima d’isteria collettiva ed ognuno è libero di esprimere le sue opinioni. 

Quello che non è normale ma che purtroppo non sorprende chi ha qualche familiarità su come davvero funzionano non solo i mezzi d’informazione ma anche i commenti e i gruppi di pressione che spesso organizzano quei commenti per influenzare l’opinione pubblica, è che oggi, Lunedì, 26 Maggio 2020, quei (pochi) commenti (miei e di pochi altri) che cercavano di smontare la propaganda anti cinese e mettevano in guardia consigliando di usare scetticismo e buon senso, magari citando La Fabbrica del Consenso di Herman e Chomsky o ricordando la storia, anche recente, sono scomparsi da quella discussione e zampa.info non riesce più a postare commenti sul sito del Fatto Quotidiano, “Utente Bannato fino al 2020-05-26 10:23:48”.

L’utente bannato ha chiesto spiegazioni inviando una e-mail al Fatto Quotidiano e se e quando riceverà una risposta, informerà i lettori di zampa.info.

Intanto, invito a riflettere su questa frase, sempre di Noam Chomsky:

“Il principio di base, raramente violato, è che ciò che è in conflitto con i requisiti di potere e privilegio non esiste.” – Chomsky, “Deterring Democracy”, Hill and Wang, 1992, p.79

Aggiornamento 26 Maggio 2020 – Pare che zampa.info sia stato punito per aver linkato alcuni suoi articoli nelle discussioni sui commenti. Chi li ha linkati pensava di contribuire ad una libera discussione, aggiungendo informazioni, argomenti e ragionamenti che non sempre possono essere riassunti in un commento. Mi è stato spiegato che è possibile linkare articoli (come in verità molti fanno) ma non se chi li linka li ha scritti, quegli articoli. In quel caso viene considerato farsi pubblicità. Non sono convinto della logica dietro a questa spiegazione ma obbedisco.

Questi erano alcuni degli articoli linkati ai miei commenti in questi giorni:

Hasbara e Chutzpah. La propaganda israeliana sui mezzi d’informazione italiani

Dalla parte giusta della Storia

Il teatrino della democrazia

L’egemonia culturale nella società tecnologica

La tecnologia e l’involuzione della specie

Forse qualche lettore/gruppo di pressione/moderatore sarà rimasto colpito? Grazie.

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