Meditazione di Pasqua. Il fiore di loto e l’Oracolo di Delfi

da | 9 Apr 2020 | in evidenza, meditazioni | 0 commenti

C’è un fiore che forse rappresenta una buona metafora per capire noi, esseri umani; il fiore di loto. Si trova negli stagni, affonda le sue radici nelle acque torbide e fangose ma il fiore non si bagna, non si sporca e si apre in tutta la sua straordinaria bellezza sopra il livello dell’acqua. In Asia, il fiore di loto rappresenta l’illuminazione, il risveglio dallo stato di sonnambulismo in cui la maggior parte di noi esseri umani viviamo. Ma siccome viviamo tutti in quello stato, ci pare normale e quei pochi saggi illuminati che ogni tanto, raramente, camminano su questa terra e abbiamo la fortuna di incontrare, vengono ignorati, derisi, calunniati e qualche volta uccisi. È successo a Socrate. È successo a Gesù. È successo a Osho. Chi dorme non ama essere svegliato; preferiamo sognare.

Quante volte usiamo le parole in maniera meccanica, senza soffermarci sul significato. ‘Essere umano’, per esempio. C’è la parola ‘umano’, cioè la nostra specie animale, l’Homo sapiens. E c’è la parola ‘essere’. Ma cos’è questo ‘essere’? L’umanità è riuscita ad andare sulla Luna, a dividere l’atomo, a costruire telescopi così sofisticati da poter osservare le galassie del Cosmo. Ma ancora non sappiamo chi siamo e questo ‘essere’ ci sfugge e abbiamo bisogno di aggiungere sempre qualcosa che segua il ‘Io sono’. Io sono questo o quello, italiano o inglese, uomo o donna, operaio o professore, bello o brutto, ricco o povero, bianco o nero… Anche questa ignoranza, che ancora ci accieca dopo millenni in cui viviamo su questo pianeta, ci pare normale. E quando quei saggi illuminati ce la fanno notare, da perfetti ignoranti reagiamo. E arrivano le croci, i veleni, le prigioni o semplicemente l’oblio per coloro che hanno avuto la colpa di indicarci la strada.

Ma torniamo ai fiori di loto. Anche noi esseri umani affondiamo le nostre radici nella melma, nelle acque torbide. Le preoccupazioni, i problemi e le sofferenze che la situazione in cui viviamo ci presenta tutti i giorni. E appena impariamo ad adeguarci o risolviamo un problema, tutto cambia e ci troviamo di fronte a un altro problema, un’altra situazione che la vita ci offre. Come il fiore di loto ha bisogno dell’acqua torbida e del fango per crescere e sbocciare in tutta la sua maestosa bellezza, così anche l’essere umano ha bisogno delle situazioni che la vita ci offre per conoscere sé stesso, cioè per quel risveglio, quell’illuminazione di cui parlano i saggi. E la vita ci offre sempre, sia individualmente sia collettivamente, come specie, la situazione di cui, qui e ora, abbiamo bisogno per quel risveglio, per quell’illuminazione. Il mistero della vita ci pone sempre davanti alla situazione di cui, qui e ora, abbiamo bisogno per il risveglio della nostra coscienza. O, se preferite un altro vocabolario, Dio ci manda sempre quello di cui abbiamo bisogno per camminare sul giusto cammino.

Delfi, nell’antica Grecia, era considerata il centro del mondo. C’era un tempio, dedicato ad Apollo e i greci andavano al tempio per chiedere all’oracolo lumi e consigli. All’ingresso del tempio, erano scolpite le famose parole, ‘Conosci te stesso’. Ma accanto a quelle parole c’era un’altra iscrizione scolpita nella pietra, ‘Io sono’.

Ogni essere umano ha il potenziale di sbocciare e diventare un meraviglioso fiore di loto, perché ogni essere umano può guardare dentro di sé e conoscere così sé stesso, quella realtà trascendente ed eterna, quel ‘Io sono’. O se preferite un altro vocabolario, ogni essere umano è figlio di Dio e il messaggio di Gesù è semplice ma ancora sconosciuto, il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo. E l’uomo non ha bisogno dell’aiuto di preti e politici per conoscere quel Regno. I preti, i politici, i cosiddetti leader sono ciechi e stolti e nonostante affermino di sapere la strada, sono più persi di noi, comuni mortali.

La resurrezione che celebriamo a Pasqua è la celebrazione dell’uomo che raggiunge l’illuminazione, il risveglio dall’illusione, l’uomo che conosce sé stesso. Io sono. Buona Pasqua a tutti.

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