L’arroganza del potere

da | 29 Apr 2020 | notizie, opinioni

I politici sono abituati alle domande dei pennivendoli, non dei giornalisti. E così, quando tra la folla si leva la voce del bambino che indica a quella folla che il re è nudo, il re perde la testa. Ed ecco le reazioni scomposte dei Trump, dei Putin, dei Berlusconi e di tutti quei piccoli uomini con un ego smisurato che non tollerano il loro potere sia messo in discussione. Nemmeno da una semplice domanda.

Negli Stati totalitari, i giornalisti che non si allineano scompaiono nel nulla o sono ritrovati cadaveri. Come nell’Egitto del dittatore al-Sisi, dove l’Eni (compagnia dello Stato, cioè nostra, in teoria) continua a fare affari d’oro nonostante quel regime abbia torturato e assassinato, insieme a migliaia di egiziani, anche l’italiano Giulio Regeni. Ma lo sappiamo, pecunia non olet. Nemmeno quando quel denaro è sporco del sangue di vite innocenti.

Ma anche nei paesi più o meno democratici, come l’Italia, le domande scomode per il potere sono poche. E i filtri che prevengono un’opinione pubblica informata, tanti. La proprietà dei mezzi d’informazione e il sistema della raccolta pubblicitaria, per esempio. Poi, una peculiarità tutta italiana, di cui abbiamo già scritto. L’albo fascista dei giornalisti e l’Ordine che, come una cupola, amministra quell’albo.

E così, gli uomini (perché sono quasi sempre uomini) di potere, non sono abituati alle domande scomode. Cioè alle uniche domande che un giornalista dovrebbe fare al Potere. Ecco allora il Conte Vanesio, infastidito dalla voce di una giornalista che, fuori dal coro, si azzarda a contraddire le bugie dell’ “avvocato del popolo”.

Ma allora è un vizio… (17 Maggio 2020)

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