La tecnologia e l’involuzione della specie

da | 4 Mag 2020 | in evidenza, meditazioni, notizie, opinioni | 2 commenti

Le multinazionali del tabacco sapevano già dagli anni ‘50 che il fumo di sigaretta provoca il cancro. Erano gli anni in cui la propaganda delle sigarette era ovunque, sui cartelloni pubblicitari nelle città e ai lati delle strade, in televisione e nei film di Hollywood. Sapendo che il fumo uccide, quelle multinazionali hanno continuato a pubblicizzare il fumo di sigaretta, anche per le donne incinta. E hanno tenuto nascoste le loro ricerche sui danni del fumo.

È l’etica del profitto. La Vita non vale una sigaretta. Quelle multinazionali si sono intascate miliardi mentre centinaia di milioni di esseri umani morivano per il cancro e le malattie cardiovascolari, provocate deliberatamente dall’avidità di un sistema insano.

In Occidente il costo economico del fumo da sigaretta era diventato insostenibile e dopo i limiti che gli Stati hanno imposto, le multinazionali del tabacco hanno continuato a vendere morte nei paesi con legislazioni più permissive. Si calcola che se non verranno prese misure stringenti, in questo secolo ci saranno 1 miliardo di morti per fumo da sigaretta. Soprattutto nei cosiddetti paesi in via di sviluppo. E che sviluppo!

L’etica del profitto uccide. Non solo con il tabacco. Accade con l’alcol, per esempio, che ancora si pubblicizza sui mezzi di propaganda nonostante sia tra le prime cause di morte in tutto il mondo.

Da qualche anno si stanno accumulando studi e ricerche sui danni al cervello umano causati da Internet e dalle tecnologie digitali.

I bambini e i ragazzi sono i più vulnerabili. I giovani oggi non riescono più a concentrarsi, non sanno più leggere e comprendere un testo scritto, le facoltà analitiche e critiche vengono compromesse e ci sono addirittura studi che mettono in guardia sui mutamenti che Internet produce nel cervello:

Un team internazionale di ricercatori della Western Sydney University, della Harvard University, del Kings College, della Oxford University e dell’Università di Manchester hanno scoperto che Internet può produrre alterazioni sia acute che sostenute in aree specifiche della cognizione, che possono risultare in cambiamenti nel cervello, influenzando le nostre capacità di attenzione, i processi di memoria e le interazioni sociali.

In Italia, a questa situazione, già drammatica di per sé, si aggiunge il degrado di un sistema scolastico colpito a morte dai tagli imposti dalla maledetta austerità e da una classe politica ignorante e corrotta che non investe nella scuola e nella ricerca. Cioè nel futuro del paese. Ecco allora che “Gli studenti italiani oggi non capiscono quello che leggono: il report dell’Ocse.

Ma torniamo alle tecnologie digitali. I manager delle multinazionali del tabacco hanno saputo dei danni del fumo da sigaretta con circa mezzo secolo di vantaggio rispetto al resto della popolazione e si sono attivati per tenere nascosta quella conoscenza. Accade così anche oggi. I manager di Silicon Valley, il cuore delle nuove tecnologie, almeno in Occidente, sanno dei danni che Internet, i social media e i telefonini fanno, soprattutto ai bambini e ai ragazzi. Ecco allora che proprio quei manager di Silicon Valley mandano i loro figli in scuole senza tecnologie digitali e proteggono i loro figli dal veleno che quegli stessi manager vendono a noi e ai nostri figli.

È l’etica del profitto. La Vita non vale un tweet!

P.S. Leggi anche L’egemonia culturale nella società tecnologica

2 Commenti

  1. Roberta Meccoli

    Si Gab sono d’accordo, molto complicato ora, in questo momento, con la scuola online, tenere divise le due cose, gioco e studio visto che si svolgono sul medesimo mezzo( computer).
    Piano piano ora almeno i ragazzi possono riprendere ad uscire, e quindi a togliersi da internet, ci mancava solo questo virus che spaventa e rinchiude le menti.

    Rispondi
  2. Gaia

    Segnalo l’articolo di Franco Lorenzoni sull’ultimo Internazionale, titolo: Didattica dell’emergenza. L’analisi è secca ma esaustiva. C’è bisogno di un’idea sociale e comunitaria dell’educare fondata sulla collaborazione con il territorio fuori dalle aule.
    Mando anche un saluto come amica di Tania l’architetta.

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code