La grande abbuffata della famiglia Agnelli

da | 18 Mag 2020 | in evidenza, notizie, opinioni | 0 commenti

Exor, cioè la famiglia Agnelli, capitanata dal giovane patriarca John Philip Jacob Elkann – nipote di Gianni Agnelli, detto l’Avvocato – qualche settimana fa si è pappata il gruppo editoriale GEDI, che possiede la Repubblica, la Stampa, L’Espresso, Limes, National Geographic Italia, Radio DJ, Radio Capital, ecc. ecc. 

La Exor possiede anche la FCA (Fiat Chrysler Automobiles), la Ferrari, la Juventus, il gruppo editoriale The Economist e altri asset finanziari. 

È il mondo delle scatole cinesi, imperi industriali e finanziari controllati da compagnie che sono controllate da altre società, le quali a loro volta sono controllate da piccole e oscure entità con sedi legali e fiscali dove fa più comodo ai Lor Signori. 

La Exor, per esempio, ha sede ad Amsterdam mentre la FCA ha la sede legale ad Amsterdam e quella fiscale nel Regno Unito.  

Questo è l’amore per l’Italia della famiglia Agnelli; dopo decenni di favori, sovvenzioni e aiuti di ogni tipo (di ogni tipo!) da parte dello Stato italiano, cioè dei contribuenti italiani, alla FIAT, i bravi Agnelli, proprio nel momento in cui l’Italia versava in grande difficoltà economica, hanno tradito il paese che li ha fatti ricchi e nababbi. 

Ma non prendetevela con gli Agnelli. Sicuramente il governo tedesco non avrebbe permesso che le sue industrie automobilistiche si trasferissero all’estero. Uno Stato degno di questo nome, che onora il significato di Repubblica, non quella fondata da Scalfari ma la Res Publica, la Cosa Pubblica, non permetterebbe queste scorribande di famiglie fameliche, nel nome dell’avidità e dell’etica del profitto. Purtroppo in Italia, ormai una Repubblica delle banane senza nemmeno le banane, la politica è solo un teatrino stucchevole e i politici, dei burattini manovrati dai Lor Signori, che hanno in mano il potere economico e mediatico. Ed eccoci a Repubblica, non quella della Costituzione, fondata sul lavoro, ma quella fondata da Eugenio Scalfari. 

Gad Lerner, una delle firme più note e più serie del quotidiano, sbatte educatamente la porta, “in poche settimane, Repubblica è già cambiata. Non la riconosco più”. E anche i giornalisti che rimangono non devono poi sentirsi troppo a loro agio, quando il nuovo direttore, Maurizio Molinari, impedisce la pubblicazione di un comunicato sindacale di quegli stessi giornalisti che riguarda proprio il caso del prestito da 6,3 miliardi garantito dallo Stato alla casa automobilistica FCA. 

Ed eccoci arrivati alla libbra di carne, come la chiamerebbe Shakespeare. 

Il capo del governo, Giuseppe Conte, rispondendo agli interrogativi sul perché una società con sede legale ad Amsterdam e sede fiscale a Londra, sia titolata ad avere aiuti economici statali dall’Italia, il paese che quella società ha tradito, ha tristemente e senza dignità balbettato una spiegazione che non convince né la logica né il buon senso ma la logica della politica, quella sì. Nessun governo italiano, soprattutto un governo minacciato un giorno sì e l’altro pure dai cosiddetti poteri forti del paese, potrebbe rifiutarsi di obbedire ai diktat delle oligarchie plutocratiche che controllano il teatrino politico-mediatico. Questa è la “democrazia”, cari lettori; una grande abbuffata dei Lor Signori.  

P.S. “Il prestito è una buona notizia per l’Italia”, ha scritto Renzi su Facebook. “Evocare i poteri forti e i padroni è ridicolo“. Almeno Renzi è coerente. Quando la FIAT si fuse con la Chrysler e la nuova compagnia, FCA, trasferì la sede legale ad Amsterdam e quella fiscale a Londra, chi era il Presidente del Consiglio dei Ministri? Il capo del governo che avrebbe potuto e dovuto impedire l’ennesima scorribanda ai danni del popolo italiano? Un certo Matteo Renzi, mi pare. L’amico e grande estimatore del genio Marchionne, “il più grande manager del nostro tempo”.

P.P.S. E come commentare l’editoriale di Massimo Giannini, neodirettore de La Stampa, sempre di proprietà della famiglia Agnelli?

Dal Fatto Quotidiano: Le acque non sono meno agitate sul fronte de la Stampa, quotidiano anch’esso di proprietà della holding Exor, qui il neodirettore Massimo Giannini, nel suo editoriale, ha criticato Orlando perché nel suo discorso di sabato ha parlato di rischi “di attacchi al governo da parte di centri economici e media”. Secondo Giannini “un’idea rozza” che offende “libertà e dignità dei giornalisti”. Una “calunnia”, chiude il direttore, “che non ci dovrebbe far meravigliare poi degli odiatori professionisti di Liliana Segre e Silvia Romano”. Un paragone che Orlando ha stigmatizzato sul suo profilo Facebook. “Secondo il direttore de La Stampa”, si legge, “poiché ho osato ipotizzare che alcuni soggetti dell’informazione potrebbero essere condizionati dagli interessi dei loro editori, nell’attuale fase politica, sarei praticamente alla stregua (poiché colpito dallo stesso virus, usa proprio questa felice e tempestiva metafora) di coloro che sui social linciano quotidianamente Liliana Segre e Silvia Romano. E questo a causa della rozzezza del mio ragionamento. Il suo, in effetti, è assai più raffinato”.

Come ci ricorda Upton Sinclair, uno scrittore americano vissuto tra l’800 e il ‘900, “È difficile indurre un uomo a capire qualcosa, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non lo capisca”. Sembra davvero scritto apposta per l’Italia di oggi. In inglese si dice brown-nose…

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