La famiglia nella piramide sociale

da | 2 Mag 2020 | in evidenza, meditazioni, opinioni | 0 commenti

La famiglia è la prima comunità dove l’essere umano si ritrova a vivere e ad interagire con altri esseri umani. Il primo nucleo sociale che, nei secoli, si è modellato ed evoluto soprattutto in funzione della struttura economica della società.

Dio, patria e famiglia.

Dio. Ed ecco il prete, che ha sequestrato l’anima all’umanità e imposto la sua ignoranza con l’inganno e la violenza.

Patria. Ed ecco il re e poi chi per lui ha preso il comando della comunità. Il potere politico ed economico, che ancora oggi, sempre con l’inganno e la violenza, tiene l’umanità in schiavitù.

Famiglia. Ed ecco il pater familias, il patriarca che aveva diritto assoluto sui membri della famiglia, la cellula alla base della piramide.

I secoli passano e dalla società agricola a quella industriale e oggi a quella tecnologica, la piramide è riuscita a sopravvivere con minimi aggiustamenti che non ne hanno modificato la struttura portante. Fatta di potere, violenza e inganno.

La famiglia. Contrariamente a ciò che si crede, l’amore non è mai stato il fondamento di questa istituzione millenaria. Ieri come oggi. La famiglia continua ad essere strutturata in base al modello sociale ed economico dei nostri tempi. E oggi, quel modello si fonda, ancora più di ieri, su competizione e profitto.

Lungi dall’essere una comunità improntata all’eguaglianza, alla libertà e all’amore, la famiglia moderna non è più patriarcale ma nemmeno egualitaria, non è più repressiva ma nemmeno favorisce la libertà. E l’amore continua ad essere il grande assente.

L’ordine, imposto ieri con la paura e la violenza, ha lasciato il posto al disordine. Ma paura e violenza sono, paradossalmente, aumentati perché più forti e più presenti che mai sono l’insicurezza economica, il controllo sociale e la propaganda. Il conformismo e l’omologazione hanno conquistato ogni angolo dell’esperienza umana e mai come oggi l’essere umano si è sentito così profondamente infelice e vuoto, spaventato e terrorizzato dalla vita. Quando vivere vuol dire gioia, pace e gratitudine.

Come potrebbe essere diversamente, quando, ancora oggi, la famiglia rappresenta la prima istituzione costruita dalla mente egoica? L’ego è l’identificazione della coscienza con la mente, cioè con i pensieri e le emozioni. E la famiglia è il risultato di quell’ego, che da migliaia di anni continua a costruire il primo gruppo sociale a sua immagine e somiglianza. Escludendo l’amore, che è l’antitesi dell’ego.

L’amore non può essere recintato, pianificato, programmato. Non può essere esclusivo, imposto, domandato. L’amore non può essere oggetto di un contratto, una promessa di pagamento. Senza spontaneità e libertà, non c’è amore. C’è il matrimonio. Un accordo tra desideri, bisogni e speranze, che condanna le parti alla finzione, a recitare ruoli e all’infelicità.

Una vita di imposizioni, egoismi, repressioni, sensi di colpa e violenza. Le frustrazioni e le psicosi sono camuffate e accettate come un’inevitabile conseguenza della vita familiare. E siccome tutti partecipano di questa follia, questa situazione è considerata normale.

Gli anni passano, la miseria aumenta. Per sopravvivere, arriva l’evasione; nel lavoro, nell’alcol, nel denaro e in quello che quel denaro può comprare, nelle amanti e negli amanti. L’amore, intrappolato, represso, cerca una via d’uscita per sopravvivere a una vita sempre più pesante, opprimente, vuota, senza senso.

Arrivano i figli. E la mente egoica e i suoi prodotti, dalla paura alla rabbia, dai desideri alle psicosi, dall’avidità ai sensi di inferiorità, dalla gelosia all’invidia, dall’ambizione alla competizione fino alla violenza, al conformismo e all’omologazione, vengono tramandati di generazione in generazione.

Sento il lettore obiettare; questa non è la mia esperienza, questa non è la mia famiglia. Ci sono, è ovvio, famiglie felici e giorni felici in tutte le famiglie. Dove l’amore riesce finalmente a rompere il muro del tempo e a fiorire contro secoli di tradizione.

In quei secoli, la donna, la moglie, la madre, è riuscita, miracolosamente, a mitigare la follia che veniva dalla figura maschile (Dio, Re, Pater Familias; tutti maschi!), a bilanciare, con l’amore materno, la violenza della famiglia patriarcale e a guarire le ferite profonde che la mente egoica continua ancora oggi a inferire all’umanità. Ed è il risultato dell’evoluzione della Coscienza che sempre più uomini e sempre più padri riescano finalmente a dare spazio al sacro femminino dentro di loro, senza più vergognarsi di essere teneri, sensibili e vulnerabili. E senza nascondersi quando le lacrime, questi meravigliosi diamanti dell’anima, scendono dagli occhi. L’amore che vince, finalmente!

E tuttavia, anche una semplice scorsa alla cronaca quotidiana ci dà la misura di quanta sofferenza produca ancora questa istituzione, la famiglia. Il luogo dove, da secoli, l’essere umano viene introdotto alla follia che chiamiamo civiltà.

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