Il teatrino della democrazia

da | 30 Apr 2020 | in evidenza, meditazioni, opinioni | 0 commenti

Una delle parole più usate del vocabolario. Insieme a “libertà”, “dio” e “amore”. Le pronunciamo, le leggiamo e le ascoltiamo tutti i giorni. Come se davvero sapessimo cosa vogliamo dire. Parole così abusate che hanno perso qualsiasi significato.

Democrazia. Lo sappiamo tutti. Dal greco, il matrimonio di “potere” e “popolo”. In Grecia, c’erano le città Stato. In alcune, Atene per esempio, la democrazia era un’assemblea di uomini (le donne ne erano escluse), liberi (i servi e gli schiavi ne erano esclusi), che possedevano la cittadinanza (gli stranieri ne erano esclusi) che si riuniva nell’Agorà, una grande piazza all’aperto per discutere di politica (cioè di quello che interessava alla comunità, alla polis) e proporre, approvare e bocciare leggi per quella polis, la loro comunità. Si calcola che ad Atene (circa 300 mila abitanti), la democrazia riguardasse il 10% della popolazione. I cittadini che ne prendevano parte, si conoscevano tra di loro e conoscevano ciò di cui discutevano e su cui erano chiamati ad esprimersi. Non c’erano i giornali, le televisioni e nemmeno Internet a fare da tramite, da medium.

Ad Atene, la democrazia raggiunse l’apice con Pericle e toccò il fondo con la condanna a morte di Socrate, uno degli uomini più saggi e illuminati che hanno camminato su questo pianeta.

Oggi continuiamo a usare quella parola, democrazia. Politici, intellettuali a cottimo e pennivendoli ci hanno costruito una lucrosa carriera. I moralisti non si stancano di ripeterla ogni volta che devono convincersi di stare dalla parte giusta della storia. E i mezzi di propaganda, sempre da quella parte, la usano per difendere lo status quo.

Ma quella parola, oggi, significa questo. Mettere una croce su un pezzo di carta ogni quattro o cinque anni. E poi da casa seguire in tv o sui giornali il teatrino tra “maggioranza” e “opposizione”. E magari togliere il saluto al vicino perché, sempre da casa, segue quel teatrino e applaude la parte “sbagliata”.

Intanto, mentre i mass media distraggono il popolo e fabbricano il consenso attorno alle illusioni necessarie al potere, quel potere si è ormai ben consolidato nelle mani di una esigua élite che opera al solo fine di difendere i suoi privilegi economici, finanziari e sociali. E che tira i fili di quel teatrino politico-mediatico che il popolo segue da casa, ormai isolato, atomizzato e marginalizzato alla passività.

Democrazia. Demos e Kratos. Popolo e Potere.

Oligarchia. Oligoi e Arche. Pochi e Comando.

Plutocrazia. Plutos e Kratos. Ricchezza e Potere.

Se le parole hanno ancora un senso, il regime in cui ci obbligano a vivere oggi si chiama oligarchia plutocratica. Il popolo è stato neutralizzato, con la complicità di quelli che per un piatto di lenticchie si sono sdraiati ai piedi del tavolo dei padroni. Le conquiste sociali, il risultato di secoli di lotte del movimento dei lavoratori, continuano ad essere spazzate vie. In nome della concorrenza, dell’efficienza, del libero mercato, della globalizzazione e poi dell’austerity.

Negli ultimi decenni, da quando Reagan e Thatcher hanno imposto il Neoliberismo, gli stivali dei padroni e dei loro lacchè hanno ricacciato il popolo nel fango della povertà e dello stato di bisogno. L’opera è continuata, con sofisticata sapienza, dai Tony Blair e i Bill Clinton, che hanno usato come maestri la propaganda delle grandi multinazionali della pubblicità e delle pubbliche relazioni. Ne è nata un’industria multimiliardaria, che vende fuffa al popolo bue.

Per esempio Hope and Change. Che ha avuto molto successo quando le élite hanno venduto agli americani (consumatori, non più cittadini, non più popolo) Barack Obama, il presidente della speranza e del cambiamento. Il Nobel per la Pace ha continuato con le guerre e la politica imperialista di Bush Jr. e ha ammazzato coi droni più civili innocenti del suo predecessore. Otto anni dopo, il popolo bue, deluso dalla fuffa, stremato dagli effetti del neoliberismo, stanco delle guerre e disgustato dalle élite liberal rappresentate da Hilary Clinton, ha mandato alla Casa Bianca un razzista psicopatico con simpatie per l’estrema destra neonazista. Ma siccome le politiche neoliberiste e i tagli alle tasse per i nababbi godono di ottima salute, va bene così. Certo nel teatrino americano c’è sempre qualche miliardario che fa finta di lamentarsi, ma solo perché lo psicopatico esagera e rischia di far crollare tutta la piramide.

Dall’America all’Italia, una piccola provincia dell’impero americano. Ma quell’impero ha già iniziato l’inevitabile fase discendente e sta perdendo l’egemonia sulla scacchiera internazionale. La Cina lo sta superando, per economia ed influenza. L’Unione Europea, cioè la Germania, cioè le élite della Germania, per competere e non essere schiacciate tra i due giganti, hanno imposto ai popoli debitori del vecchio continente l’austerità. Che vuol dire povertà e morte, per quei popoli. Ma quelle élite reclamano la loro libbra di carne. Ancora oggi, quando la pandemia sta facendo una strage. E finché l’Italia resterà in questa Unione forzata e contro Natura tra creditori e debitori, il popolo italiano continuerà a soffrire le sofferenze degli schiavi.

Come gli altri popoli, anche quello italiano è stato marginalizzato alla passività e ridotto a massa di consumatori. E così continua a subire i soprusi e la violenza sia dell’impero americano e dell’Unione Europea sia delle élite indigene. Le quali da dietro le quinte manovrano il patetico teatrino di provincia che i pennivendoli, i moralisti, gli intellettuali a cottimo e i mezzi di propaganda chiamano democrazia. Demos e Kratos. Popolo e Potere.

Image: © The Trustees of the British Museum

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code