Il Primo Maggio: un omaggio alla memoria

da | 1 Mag 2020 | in evidenza, meditazioni, notizie, opinioni | 0 commenti

C’era una volta il movimento dei lavoratori. Organizzazioni, sindacati e partiti politici dei lavoratori e per i lavoratori. Era il tempo in cui le parole Socialismo e Comunismo ancora non erano state messe fuorilegge. Con la scusa che i regimi che avevano rapito quelle parole e dirottato quegli ideali si erano trasformate in dittature disumane.

Qualcuno avrebbe potuto far notare ai moralisti, che anche le parole democrazia e libertà sono state rapite e quegli ideali dirottati al servizio del Neoliberismo. Che quanto a disumanità e crimini non ha nulla da invidiare alle più sanguinarie dittature. E ancora oggi democrazia e libertà vengono usate per giustificare guerre di conquista, invasioni e occupazioni per difendere i privilegi delle élite. Ma lo sappiamo, “noi”, l’Occidente, stiamo sempre dalla parte giusta della Storia.

Ma torniamo a Berlino, 1989. Venne giù il muro. Venne giù l’Unione Sovietica, sotto il peso della competizione per gli armamenti con gli Stati Uniti. E anche da noi, vennero giù le mutande dei burocrati che avevano occupato gli uffici ai piani più alti dei partiti e dei sindacati dei lavoratori. Comunista io? Ti denuncio! Iniziò un nuovo gioco, cambiare nome al partito che doveva rappresentare i lavoratori.

Gli anni passavano e mentre i nomi continuavano a cambiare, i lavoratori diventavano disoccupati. Il Neoliberismo aveva vinto. Con Reagan, Thatcher, Blair, Clinton, Obama… e il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. E poi il World Economic Forum a Davos, le riunioni segrete del Bilderberg. E poi il G7, il G8, il G20. E poi le Banche Centrali, la Troika. Verso una sempre più invadente dittatura globale del Capitale, autoritaria e liberticida.

Ma torniamo alla memoria e ai lavoratori e ai disoccupati, che senza più i loro partiti e i loro sindacati, si ritrovarono isolati, marginalizzati, ridotti alla passività. Non più movimento ma massa, non più soggetti ma oggetti, non più cittadini ma consumatori. Negli Stati Uniti e poi in Europa, le élite e le multinazionali iniziarono a scrivere le leggi sul lavoro, sulle tasse, sui capitali. A spostare la produzione nei paesi dove la manodopera costava un piatto di riso. E a portare quei profitti immorali nei paradisi fiscali. Mentre i lavoratori, sempre più precari e sottopagati, diventavano schiavi del debito.

La propaganda fece breccia, specialmente nelle menti dei giovani. Che ora non erano più interessati all’arte, alla letteratura, alla poesia, al cinema, alla musica. E alla giustizia, all’amore, alla libertà. Cioè alla Vita. I film, i libri, le canzoni, l’arte cambiarono luci, parole e colori. E l’anima dei ragazzi iniziò ad essere avvelenata dalla competizione, dall’avidità, dal denaro e dal successo. Avere, non più essere. Fare, non più essere. E così gli esseri umani, persero l’essere. Cioè l’anima.

Era iniziata una nuova era, quella del Business. Scuole per il Business, Università per il Business, libri e giornali per il Business. Giovani esseri umani, omologati e conformisti, vittime di una campagna di propaganda senza precedenti nella storia dell’umanità.

Il resto è storia, anzi cronaca. E questa è la cronaca di queste ore:

Quasi la metà della forza lavoro globale – 1,6 miliardi di persone – è in “pericolo immediato di avere distrutti i propri mezzi di sussistenza” a causa dell’impatto economico di Covid-19, ha avvertito l’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Il direttore generale dell’agenzia delle Nazioni Unite, Guy Ryder ha detto:

“La pandemia ha messo a nudo quanto precario, quanto fragile, quanto sia ineguale il nostro mondo del lavoro. Si dice comunemente che questa pandemia non discrimina, e in termini medici è giusto. Tutti possiamo essere colpiti dalla pandemia.

“Ma in termini di effetti economici e sociali, questa pandemia discrimina in modo massiccio e soprattutto discrimina chi si trova nella parte bassa del mondo del lavoro, chi non ha protezione, chi non ha risorse e le basi di ciò che potremmo chiamare gli elementi essenziali di una vita normale.”

Buon Primo Maggio.

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