Il 25 aprile e l’aria pulita delle piazze italiane

da | 25 Apr 2020 | in evidenza, opinioni

Come tutti gli anni, anche oggi si torna a celebrare la “Liberazione”. Nel 1945 finiva un regime tirannico e un’occupazione straniera, quella tedesca. Ma la libertà, appena nata, morì prematuramente con l’invasione americana. E i famosi “liberatori” occupano ancora il paese, 75 anni dopo.

Da Aviano a Lampedusa, il territorio della Repubblica è occupato da più di cento tra basi, depositi e installazioni militari americane o della NATO (Alleanza del Nord Atlantico). Decine di migliaia di militari che vestono un’uniforme straniera, tonnellate di armamenti, carri armati, aerei, bombe e armi atomiche.

Basi militari in cui le leggi della Repubblica non entrano né la sua giustizia. Ma chi si ricorda oggi del Cermis?

Per usare le parole di Jose Saramago, “Faccio sempre due domande: quanti paesi hanno basi militari negli Stati Uniti? E in quanti paesi gli Stati Uniti non hanno basi militari?”

Ma Saramago fa parte di quella varietà di intellettuali, ormai in via di estinzione, che insistevano a credere che il ruolo dell’intellettuale in una società deve essere sempre contro il potere. Ma tu guarda che tipi!

Sergio Romano, ambasciatore, diplomatico di lungo corso, storico ed editorialista del Corriere della Sera – quindi non un dissidente, esattamente – scriveva qualche anno fa:

“È giunta l’ora di rivedere gli accordi sulle basi. Non credo che l’Italia possa continuare a ospitare sul proprio territorio senza qualche necessario aggiornamento alcune enclave militari americane, strumento di una politica che non è sempre quella del suo governo”.

E ancora, “le basi americane in Italia rappresentano un duplice problema. In primo luogo sono regolate da accordi largamente superati dalle condizioni e circostanze in cui stanno operando dopo la fine della Guerra fredda. Gli accordi garantiscono la continuità della sovranità italiana, ma dubito che il Dipartimento della Difesa, a Washington, presti a quelle intese una particolare attenzione”. (Limes, Ottobre 2015)

Sempre Romano, sintetizzava così un suo intervento sul Corriere qualche anno prima:

“Il problema andrebbe posto in questi termini: siamo sicuri che le basi americane, in queste nuove circostanze, contribuiscano alla sicurezza dell’Italia?” (Corriere della Sera, 19 Marzo 2007)

Con l’impero americano in difficoltà, le sue truppe e le truppe NATO dispiegate ovunque gli interessi di quell’impero devono essere protetti, come in Afghanistan (che non è bagnato dall’oceano Atlantico del Nord e nemmeno da quello del Sud), l’espansione della NATO in Europa orientale fino a circondare e minacciare la Russia (invasa già da Napoleone e poi da Hitler)…. se ancora esistessero i patrioti in Italia, alzerebbero forte la voce per uscire dall’Allenza Atlantica e finalmente rivendicare quella libertà che aspetta da 75 anni.

Come Pasolini non si stancava mai di ripetere, mentre il Ventennio fascista non intaccò l’identità nazionale, l’ideologia e lo stile di vita che gli americani importarono in Italia stravolsero il Belpaese. Nacque la società dei consumi, l’omologazione e il conformismo mentre l’antifascismo divenne uno sterile slogan, utile solo per distrarre il popolo dalla corruzione delle nuove classi di parassiti che ogni anno si ritrovano sui palchi delle città italiane per celebrare la triade di primavera. Il 25 aprile. Il 1° maggio. E il 2 giugno. Un fiume di retorica che solo il Coronavirus poteva smorzare, almeno nelle piazze. Perché sui mezzi di propaganda, quella retorica, vuota e stucchevole, non darà tregua neppure quest’anno.

Evviva la Libertà, quella di chi ha il coraggio di cantare contro il potere e fuori dal coro. E il coraggio di pagarne il prezzo. Perché un prezzo lo si paga sempre, nella nostra società omologata e omologante, dove i servi e i conformisti moralizzano sulle pagine dei giornali e dagli schermi televisivi. Ma, almeno quest’anno, grazie al Coronavirus, l’aria nelle piazze italiane sarà più pulita.

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