Guerra di classe

da | 19 Apr 2020 | in evidenza, opinioni | 0 commenti

La povertà di quello che una volta si chiamava il “discorso pubblico” è, e non solo in Italia, avvilente. I mezzi di propaganda – posseduti, diretti e operati da una piccola élite politico-economico-finanziaria – decidono i temi, le domande, i problemi e perfino gli “oppositori” e i “dissenzienti”. Tutto quello che non è negli interessi di quella élite non esiste. “Il principio di base, raramente violato, è che ciò che è in conflitto con i requisiti di potere e privilegio non esiste”, scriveva Noam Chomsky in Deterring Democracy “ (Hill and Wang, 1992, p.79)

E così, a leggere la rassegna stampa dei pennivendoli italiani si rimane basiti. L’unica voce approvata a cantare fuori dal coro è Marco Travaglio e il suo Fatto Quotidiano. Il regime deve dare l’impressione di essere una democrazia e le voci di finto dissenso sono indispensabili per la fabbricazione del consenso.

Ma, ad esempio, quand’è l’ultima volta che avete letto o guardato alla tv qualcuno che parlasse di “guerra di classe”?

Eppure, sono decenni che le classi lavoratrici sono state oggetto di una guerra iniziata, combattuta e vinta dalla classe dei padroni. E questi hanno vinto quella guerra. Da tempo.

Il miliardario Warren Buffet è uno degli uomini più ricchi del mondo e proprietario di un impero economico-finanziario negli Stati Uniti. Quasi dieci anni fa affermava, “In realtà, c’è stata una guerra di classe in corso negli ultimi 20 anni e la mia classe ha vinto. Siamo quelli che hanno ridotto drasticamente le nostre aliquote fiscali.” E questo molto prima che alla Casa Bianca entrasse Donald Trump e tagliasse ancora più drasticamente le tasse ai super ricchi.

Ma di questa guerra, che è stata combattuta e vinta anche in Europa e in Italia, non c’è traccia nelle cronache e nei commenti dei mezzi di propaganda. Nemmeno in quelli che si spacciano come “dissenzienti”. I politici, anche quelli falsamente “alternativi” al sistema, non ne parlano. E così il discorso collettivo assomiglia a una cantilena stucchevole ma funzionale al regime. Che decide, ricordatevi, sia la maggioranza sia l’opposizione. Anche nei mezzi d’informazione.

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