Beppe Grillo. La fine ingloriosa di un grande comico e del suo movimento di burattini

da | 26 Apr 2020 | in evidenza, opinioni

C’era una volta un grande comico genovese che sapeva far pensare intrattenendo gli italiani. Nella migliore tradizione del giullare di corte, l’unico che poteva dire la verità senza perdere la testa, il comico genovese riusciva a scuotere un popolo assorto nel sonno dei secoli.

È l’arte della satira, arte nobile e antica. Quella satira che riesce a tenere viva la fiamma della libertà nei periodi più bui della storia, quando l’omologazione e il conformismo tolgono l’aria allo spirito e alla ragione.

Beppe Grillo ha incarnato al meglio quella tradizione, come pochi altri italiani sono riusciti a fare. Fino a quando ebbe la malsana idea di togliersi i panni del giullare e indossare quelli, rispettabili e noiosi, del politico.

In genere, il desiderio della politica è legato a un ego frustrato che sente la necessità di dimostrare qualcosa, a se stesso prima ancora che agli altri. I politici quasi sempre sono piccoli uomini e piccole donne con un grande senso d’inferiorità e l’ego usa la politica per bilanciare quella sofferenza. E più quel senso d’inferiorità è grande, più produce politici megalomani e pericolosi. Hitler ieri e Trump oggi sono due buoni casi clinici di personalità narcisiste. E qui devono parlare gli psicanalisti e gli psichiatri.

Beppe Grillo non ha nulla a che spartire con i politici. È un uomo intelligente, con una personalità brillante e generosa. Avesse continuato a fare il giullare, a usare lo sberleffo e a denunciare il potere, l’Italia forse si troverebbe in una situazione meno tragica e sicuramente meno patetica di quella che abbiamo sotto gli occhi.

Invece il paese ha perso un grande comico, un intelligente fustigatore del potere e dei costumi del popolo e in cambio ha acquistato una banda di burattini per lo più mediocri, che suonano a bacchetta e vengono cacciati per la minima nota stonata fuori dal coro.

Ancora peggio, come risultato delle mosse disinvolte e ciniche di quella banda di burattini e dei suoi maestri burattinai, ancora più cittadini, stanchi, delusi e arrabbiati, si sono trasformati in massa che anela a un leader forte. E la massa non ha coscienza. La massa non è popolo. La massa non pensa, non sente. La massa è un gregge di pecore. E là fuori c’è sempre un lupo vestito da pecora. Che aspetta.

E purtroppo gli italiani ora non hanno più nemmeno un onesto giullare che riesca a scuotere un popolo assorto nel sonno dei secoli.

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