Aspettando lo tsunami: l’Italia e l’Unione Europea

da | 20 Mag 2020 | in evidenza, notizie, opinioni | 0 commenti

Paul Romer è un Premio Nobel per l’Economia ed ex capo economista della Banca Mondiale. Parlando alla TV inglese, Romer due giorni fa ha avvertito che la pandemia da coronavirus provocherà una depressione economica più seria di quella che colpì negli anni Trenta del secolo passato. È solo l’ultima voce che si aggiunge al coro, sempre più numeroso, di quanti stanno mettendo in guardia su ciò che ci aspetta. Uno tsunami senza precedenti, con ricadute economiche, politiche e sociali spaventose.

La depressione economica mondiale degli anni ‘30 del secolo scorso portò Hitler al potere in Germania e alla seconda guerra mondiale. Questa volta potrebbe andare anche peggio. 

Poche settimane fa, il direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, un’agenzia delle Nazione Unite, ha dichiarato che quasi la metà della forza lavoro globale – 1,6 miliardi di persone – era in “pericolo immediato di avere distrutti i propri mezzi di sussistenza” a causa dell’impatto economico della pandemia da coronavirus. 

“La pandemia ha messo a nudo quanto precario, quanto fragile, quanto sia ineguale il nostro mondo del lavoro. Si dice comunemente che questa pandemia non discrimina, e in termini medici è giusto. Tutti possiamo essere colpiti dalla pandemia.

“Ma in termini di effetti economici e sociali, questa pandemia discrimina in modo massiccio e soprattutto discrimina chi si trova nella parte bassa del mondo del lavoro, chi non ha protezione, chi non ha risorse e le basi di ciò che potremmo chiamare gli elementi essenziali di una vita normale.”

Cosa accadrà quando decine se non centinaia di milioni di disoccupati non avranno di che sfamare le famiglie, quando le élite vedranno i loro privilegi minacciati, quando le potenze mondiali si muoveranno sul folle tavolo del Risiko per disegnare un nuovo ordine mondiale? 

Uno dei lati positivi di questa pandemia è stato togliere la maschera dell’ipocrisia ai governi ed in particolare all’Unione Europea. L’egoismo delle élite dei paesi ricchi e creditori, quelli che hanno imposto l’austerità ai popoli dei paesi debitori per reclamare la loro libbra di carne, è apparso chiaro come il sole. Anche durante la strage da Covid-19, le classi dirigenti dei paesi creditori si sono dimostrate senza cuore e hanno continuato a dare la precedenza alla loro avida visione del mondo, tanto che il primo ministro portoghese ha definito “ripugnanti” le parole del ministro delle finanze olandese.  

L’Unione Europea, lungi dall’essere quel sogno federalista di Spinelli, gli Stati Uniti d’Europa, è ormai un incubo per milioni di cittadini, non solo italiani. I burocrati e le élite europee hanno scippato il diritto dei popoli del Vecchio continente all’autodeterminazione e costruito un Leviatano, una creatura mostruosa che non ha nulla di democratico. Tutte le decisioni importanti vengono prese, lontano dai riflettori e dal controllo democratico, da persone che nessuno ha eletto e che nessuno conosce. E quando i popoli si lamentano di questo scippo di democrazia, i ladri accusano le vittime di populismo. 

Quest’Unione Europea si fonda sul neoliberismo, camuffato con la fuffa dei “valori condivisi”. E finché l’Italia continuerà a stare nell’Euro e nella UE, inutile frignare e lamentarsi. L’austerità, cioè ospedali e scuole decrepiti, tagli ai servizi pubblici, stipendi schiacciati, disoccupazione, emigrazione di massa di giovani e meno giovani all’estero… questi sono la libbra di carne, gli effetti della nostra partecipazione a questo progetto scellerato. 

“Quando la situazione diventa seria, tu devi mentire” si è lasciato scappare Jean-Claude Junker, quando era ancora Presidente della Commissione Europea. In questo progetto elitario e violento, i popoli devono essere marginalizzati e ridotti alla passività, distratti con l’aiuto dei mezzi di propaganda (pardon, d’informazione) che quotidianamente battono il tamtam per la fabbricazione del consenso, senza il quale questa piramide immorale basata sull’etica del profitto non reggerebbe cinque minuti. Perché gli esseri umani custodiscono nel cuore tutto ciò che è Sacro e Santo e la propaganda è costretta a spendere miliardi ogni anno per convincerci a non ascoltare il nostro cuore. 

Ecco allora il tamtam che ogni giorno ci fa credere dell’assoluta necessità di far parte di questa Unione economica e politica, perché, ci viene detto, fuori dall’UE l’Italia sarebbe schiacciata e non conterebbe nulla. È il messaggio delle élite, di quelle oligarchie plutocratiche e dei loro camerieri nei mezzi di propaganda (pardon, d’informazione) che hanno tutto da guadagnare dalle logiche mercantilistiche e neoliberiste alla base di questo progetto folle. Ma l’Unione Europea ci ha garantito 70 anni di pace e prosperità, ribattono quelli. Come se tutte le guerre passate non fossero state volute – tutte! – da quelle stesse élite bulimiche che oggi hanno in mano i fili del teatrino politico-mediatico.    

Ma chi paga il prezzo di tanta avidità e arroganza? Gli stessi che in passato erano mandati in guerra, a combatter per “la patria”. Il popolo, carne da macello, ieri come oggi. La povertà crescente, la disoccupazione di massa, milioni di giovani che abbandonano il paese, l’austerità a oltranza. Il paese è irriconoscibile da quello che era solo venti o trent’anni fa. Classi dirigenti sempre più incapaci e corrotte e politiche economiche, fiscali e monetarie dettate da Berlino, Francoforte e Brussels nell’interesse di un’esigua minoranza che ha in mano il destino di Popoli interi. 

Le ricadute sul benessere, anche mentale, della popolazione sono enormi e atroci. Anche a causa della paura e dell’insicurezza economica, oggi nel Belpaese dilaga l’infelicità, l’ignoranza, la cattiveria, l’egoismo, la competizione e l’avidità. Sembra non ci sia più posto per il dialogo intelligente, l’ascolto, la compassione, l’altruismo, la collaborazione, la spiritualità, la fratellanza e la solidarietà. Non c’è più la socialità. In poche parole, gli italiani stanno regredendo, con le nuove tecnologie digitali che contribuiscono fortemente a questa triste e squallida involuzione.  

Ma torniamo allo tsunami che sta per colpirci. Come reagiranno le élite mondiali, quelle europee e quelle italiane? 

John Lennon cantava bene e parlava anche meglio. “La nostra società è guidata da persone insane per insani obiettivi. Maniaci per fini maniacali.” Non siete d’accordo? Guardate le notizie in TV questa sera.

John Lennon era anche quello che cantava Imagine. Immagina se gli italiani riuscissero finalmente a ritrovare il coraggio della socialità e dell’immaginazione! Si potrebbe salvare il paese e il futuro dei nostri figli e nipoti attraverso mosse radicali ma necessarie per non essere inghiottiti dalla follia collettiva che ancora una volta sta per piombarci addosso. 

Immagina un’Italia neutrale, fuori dalla NATO e dall’UE. Un’Italia che abbia nuovamente sovranità fiscale e monetaria. Immagina un paese che metta al centro delle nostre vite non più il PIL, la folle e suicida crescita economica a oltranza ma finalmente la felicità, l’armonia con l’ambiente in cui viviamo, la compassione e la fraternità tra esseri umani. Immagina la fine di questa oscena sperequazione economica e sociale che è andata crescendo negli ultimi trent’anni. Immagina donne e uomini rivendicare con dignità e fermezza l’etica dell’Amore e della Libertà, non più quella del profitto e degli schiavi. Immagina! 

L’alternativa è scritta nei libri di Storia. La depressione degli anni Trenta del secolo scorso produsse regimi totalitari e una guerra mondiale devastante. Questa volta la tecnologia moltiplicherà il male sia dei regimi liberticidi sia dei conflitti armati. Un pensiero sobrio per questa sera, prima di tornare ad alienarci su Internet o a guardare l’ennesima serie su Netflix, seduti, comodamente ma passivamente, sul divano di casa.

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